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12 settembre 2009

Fatturazione elettronica, i benefici valgono 60 miliardi di euro. Se le imprese italiane investissero nelle soluzioni più avanzate, sottolinea l'ultima ricerca del Politecnico di Milano, i vantaggi per il sistema paese sarebbero evidenti. Che la diffusione della fatturazione elettronica potesse essere positiva per i bilanci aziendali e il sistema paese era cosa nota, ma ancora poco quantificata. L'ultima indagine del Politecnico di Milano prova a fare un po' di chiarezza in materia: secondo il rapporto, se le imprese italiane applicassero all'intero ciclo dei pagamenti le soluzioni di dematerializzazione del processo commerciale ci potrebbero essere benefici per 60 miliardi di euro l'anno, un valore pari al 4% del Pil nazionale. Gli impatti sarebbero significativi anche per la Pubblica amministrazione: i risparmi potrebbero arrivare sino a 2 miliardi di euro. Le differenze nei diversi modelli I vantaggi per il mondo aziendale possono essere più o meno grandi a seconda del grado di intensità nell'adozione di queste soluzioni: la ricerca del Politecnico evidenzia che i benefici netti per un'azienda che ha utilizzato sistemi di conservazione elettronica del passivo (ovvero delle fatture ricevute dai fornitori, sostituendo così l'archiviazione cartacea) sono compresi tra gli 1 e i 2 euro a ciclo, con un tempo di ritorno dall'investimento inferiore all'anno. Per le società che adottano invece modelli di fatturazione elettronica strutturata (quando gli scambi documentali tra due partner avvengono tramite documenti elettronici strutturati, che consentono cioè l'immediata elaborazione dei dati da parte delle applicazioni informatiche) i benefici netti salgono a 5,5-8,5 euro a ciclo. In questo caso i maggiori vantaggi sono legati a una maggiore produttività del personale, che può fare affidamento su fatture direttamente inseribili nei gestionali senza digitazione manuale e, dunque, commette meno errori. Le aziende che scelgono il modello più avanzato di integrazione dell'intero ciclo ordine-pagamento sono ovviamente quelle che traggono i benefici netti maggiori, che variano dai 25 ai 65 euro per fattura. Un tasso di adozione ancora limitato Le ricadute positive, ha sottolineato il responsabile della ricerca, Alessandro Perego, non riguardano soltanto le grandi imprese: nonostante il volume inferiore di fatture emesse, anche le Pmi possono contare su tempi di ritorno dall'investimento inferiori ai due anni, soprattutto facendo ricorso a servizi offerti da terze parti. «Un passaggio obbligato per poter ottenere dei benefici - sottolinea Perego - è lavorare sul piano organizzativo. Prima di aprirsi al mondo esterno, bisogna essere bene attrezzati sul piano interno». L'ideale è progettare un percorso di adozione graduale: per implementare i modelli di fatturazione elettronica più completi - quelli che promettono i benefici più consistenti - è possibile procedere per passi, attraverso i modelli più semplici, a patto di avere una visione di insieme che punti al traguardo finale. Per quanto riguarda il tasso di diffusione della fatturazione elettronica, il fenomeno in Italia è ancora limitato, seppure in forte espansione: ogni anno sono scambiate 1,3 miliardi di fatture in ambito business, ma quelle elettroniche, ha sottolineato Perego, sono numericamente non più del 5-6%. La capacità di fare sistemaUn fattore che può essere decisivo per lo sviluppo di queste soluzioni è la capacità di ogni paese di fare sistema. Innanzitutto la chiarezza, la stabilità e la semplicità del quadro normativo sono un importante fattore propulsivo. In secondo luogo, i paesi in cui è più aperto il confronto e la cooperazione tra i principali gruppi di interesse - come le filiere o il sistema bancario - sono quelli che stanno ottenendo risultati migliori in termini di tasso e maturità di adozione. Ad esempio la Finlandia, in cui tutti gli attori coinvolti nel processo di adozione (dal legislatore, ai provider, al sistema bancario) si sono coordinati, ha ottenuto un livello di adozione decisamente superiore rispetto a paesi come la Germania, in cui i singoli attori si sono presentati indipendentemente sul mercato.

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11 settembre 2009

La fattura elettronica diventa più semplice Nuova interpretazione dell'Agenzia delle entrate che supera le restrizioni del passato 22 Giugno 2009L'Agenzia delle Entrate supera le interpretazioni restrittive del passato e rende più facile l'utilizzo della fattura elettronica. Come riferisce il Sole 24 Ore, con la risoluzione n. 158/E del 15 giugno l'agenzia permette massima libertà sull'individuazione del sistema con cui acquisire l'immagine dei documenti a rilevanza fiscale superando di fatto le rigide interpretazioni delle risoluzioni n. 161/E/2007 e 14/E/2008. In pratica è possibile acquisire direttamente l'immagine prodotta tramite il processo di generazione dello spool senza materializzare il documento su supporto fisico. L'agenzia delle Entrate ammette, infatti, la conservazione sostitutiva da spool di stampa di documenti analogici prodotti o ricevuti con modalità informatiche ma privi di riferimento temporale e di firma digitale dell'emittente.Per l'esistenza giuridica e la rilevanza fiscale del documento è necessaria, in ogni caso, la sua materializzazione su supporto cartaceo da conservare, ed esibire a richiesta, sino al completamento del processo di conservazione sostitutiva. Il supporto cartaceo, che continua a essere necessario, dovrà rimanere in vita solamente sino al momento in cui non sarà completata la conservazione sostitutiva mediante apposizione di firma digitale e marca temporale.Per quanto riguarda la data mentre il riferimento temporale apposto alle fatture elettroniche ne attesta la data di formazione, la data indicata sulla fattura ne rappresenta invece la data di emissione. L'agenzia delle Entrate ha infine confermato gli orientamenti interpretativi già espressi relativamente alla decorrenza del termine quindicinale di conservazione delle fatture elettroniche, all'invio dell'impronta dell'archivio tributario e all'obbligo di conservare in maniera sostitutiva le fatture che saranno emesse elettronicamente nei confronti delle amministrazioni statali quando diverranno operativi gli obblighi previsti dalla legge 244/2007. Ai fini della conservazione sostitutiva dei documenti analogici, prodotti e trasmessi tramite strumenti informatici, l'agenzia delle Entrate non ha però accolto la proposta di Assinform di stampare i documenti analogici solo in caso di verifica e ha confermato che la stampa su carta è un adempimento ineludibile ai fini dell'esistenza di un documento formato tramite strumenti informatici ma carente del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata. Sempre il Sole 24 Ore riferisce che l'amministrazione finanziaria ha legittimato l'acquisizione della relativa immagine tramite il processo di generazione dello spool di stampa, a condizione che l'immagine così acquisita rispecchi in maniera fedele, corretta e veritiera il contenuto rappresentativo del documento. Per le fatture, ad esempio, sarà necessario che dall'immagine acquisita ai fini della conservazione, risultino gli elementi essenziali ex Dpr 633/72, articolo 21, comma 2. L'immagine da spool di stampa deve essere memorizzata su un supporto di cui sia assicurata la leggibilità nel tempo, con garanzia dell'ordine cronologico e senza soluzioni di continuità. Sin dal momento della memorizzazione devono, inoltre, essere garantite le funzioni di ricerca ed estrazione secondo gli indici individuati dall'articolo 3 del Dm 23 gennaio 2004.  

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